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#perchéuncorso: come si passa da un livello all’altro?

Ci sono studenti prudenti, che preferiscono andare piano piano, e studenti più audaci, che passerebbero a un argomento nuovo lezione dopo lezione.

Chi ha ragione?

Entrambi, (o nessuno se preferite)!
Ogni persona apprende con i suoi tempi, e ognuna ha bisogno di stimoli diversi.

Adagiarsi sull’andamento lento così come andare alla velocità della luce (banalmente, gli estremi!) possono però rivelarsi controproducenti.

Da una parte procedere lentamente ha il vantaggio di lasciar sedimentare meglio gli argomenti fatti a lezione; dall’altro però mette in stallo la comprensione/produzione scritta e orale.

Andare troppo velocemente, d’altronde, rischia di rendere superficiale l’apprendimento. Lo studente si ritrova a gestire molte informazioni, senza che nessuna sia ben radicata nello “scomparto-lingua” del suo cervello.

Da ogni livello CEFR (o QCER, in italiano) ci si aspetta una certa ampiezza di vocabolario, la conoscenza di determinate strutture grammaticali, che necessariamente influenzano la nostra capacità di comprendere e utilizzare la lingua.

Ad esempio: un livello A1, quindi elementare, non ha ancora le conoscenze per capire una frase ipotetica. Le frasi ipotetiche arrivano intorno al livello B1/B2. Capire e produrre una frase ipotetica richiede di conoscere bene gli elementi che la compongono. In italiano ci appoggiamo a congiuntivo e condizionale; in inglese invece si utilizzano, a seconda della tipologia, i verbi modali e il passato. Ma per formulare un’ipotesi corretta nella forma con verbi modali e passato, devo averne anzitutto averli compresi individualmente.

I corsi permettono di sviluppare tutti questi aspetti (vocabolario, grammatica, comprensione e produzione scritta/orale) in contemporanea.
Non molti sanno che è possibile capire perfettamente una lingua senza saper parlare altrettanto bene. Quindi è possibile avere un livello C1 nella comprensione e un B2 (o anche meno!) nel parlato. O magari saper scrivere bene e parlare male, o viceversa!
Questo accade quando facciamo un uso settoriale della lingua: magari per lavoro parliamo moltissimo in lingua e non scriviamo mai, oppure guardiamo tante serie tv senza parlare mai. Potremmo dire che è un po’ il limite del self-study: sebbene sia fondamentale per migliorare, perché le lezioni da sole difficilmente sono sufficienti, è anche vero che le lezioni sono una preziosa guida per lavorare poi in autonomia.

E quindi qual è la morale della storia?
In sintesi
: per passare da un livello all’altro, e avere un livello A1/B1/C1 etc effettivi (e non solo in un ambito!) è necessario un lavoro a 360°, che lasci il giusto respiro ad ogni argomento affrontato.
Banale, certo. Ma forse neanche troppo: sempre più app e siti propongono percorsi di poche settimane per imparare una lingua. E come scuola di lingue, difendiamo la didattica di qualità. La didattica che è relazione tra docente e studente, che è confronto con un modo di pensare differente (cioè quello della lingua target), che è anche confronto culturale: la didattica che lascia non solo la conoscenza della lingua, ma anche un’esperienza umana e personale concreta.

“Ma non avevi detto in sintesi?!”
Bhe avevo mentito. Ma solo su questo, giuro!

Grazie per aver letto fino a qui!
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